Caso Gesenu: analisi truccate?

201612030222230119038"É emerso con adeguata chiarezza come tutti i soggetti interessati abbiano agito nel perseguimento dell'interesse comune del funzionamento purchessia degli impianti, a prescindere dalla loro efficienza e dalle caratteristiche dei rifiuti gestiti."
Lo scrive il gip nell'ordinanza che ha disposto i domiciliari per Giuseppe Sassaroli, ritenuto figura chiave per i ruoli ricoperti in Gest, Gesenu e Tsa, e numerosi sequestri preventivi. Nel motivare perché si possa ipotizzare il reato associativo addebitato a 11 dei 14 indagati il giudice Alberto Avenoso precisa che il fine dei coinvolti sarebbe stato quello di
"tutelare vuoi la propria posizione lavorativa, vuoi i propri interessi economici, nel contesto di una stabile struttura organizzativa assolutamente avente un indeterminato programma criminoso."
In questo presunto sodalizio, avrebbero avuto un ruolo i "partecipi" in grado di contribuire alla falsificazione di dati. A tal proposito, l'ordinanza si sofferma anche sul caso dell'impianto di biogas di Pietramelina.
"La verifica del superamento di alcuni limiti delle emissioni dell'impianto di sfruttamento del biogas di discarica ha assunto particolare importanza"
, è stato scritto, in quanto, attraverso i successi controlli dell'Arpa sarebbe emersa
"l'attività di falsificazione dei certificati analitici con cui negli anni addietro era stato occultato agli organi di controllo il non regolare funzionamento dell'impianto."
In un'ispezione del 18 e 19 gennaio il Nipaf tornava nel complesso impiantistico di Pietramelina: sotto la lente finivano le emissioni convogliate nei camini dell'impianto di biogas. Per due parametri si riscontrò il superamento dei limiti autorizzati. Solo nel mese successivo all'ispezione - ricostruisce il pm - Gesenu ha comunicato sforamenti avvenuti molti mesi prima, dunque "in ritardo" rispetto ai termini previsti dall'Aia (di qui la notizia di reato partita dall'Arpa all'autorità giudiziaria). Ma anche prima, dalle intercettazioni, agli investigatori erano balenate possibili irregolarità sul fronte delle analisi del biogas. Il gip sintetizza appunto il contenuto di alcune captazioni, tra cui un'ambientale nell'ufficio di Sassaroli. A lui un’interlocutrice riferisce un colloquio con Renato Presilla, il legale rappresentante del laboratorio di analisi, che avrebbe avvisato di sforamenti per le emissioni sui limiti autorizzati in Aia. E, a detta dell’interlocutrice di Sassaroli, il responsabile del laboratorio avrebbe affermato di "essere in difficoltà" e che non sarebbe potuto "a vita, andare in soccorso". Di qui la deduzione da parte degli inquirenti di una prassi di
"certificati di analisi falsi per consentire alla Gesenu di occultare gli sforamenti".
Anche un tecnico dell'Arpa ha confermato i sospetti degli investigatori rilevando
"contraddizioni e anomalie nei valori inseriti tanto da ipotizzare una vera e propria falsificazione."
Ma a carico del legale rappresentante del laboratorio si ipotizza anche di aver favorito la presunta gestione illecita addebitata alla "Fratelli Baldini" di Tordibetto di Assisi (è un altro filone dell'inchiesta nell'ambito del quale la forestale ha svolto un'attività di controllo visivo in remoto della ditta tramite telecamere)
"mediante la falsificazione della scheda di campionamento andando a emettere certificati dei rifiuti non corrispondenti alla vera natura degli stessi."
Pure nelle analisi di laboratorio sui reflui dell'impianto di Tordibetto, in base alle carte dell'inchiesta, ci sarebbero infatti state irregolarità: le dichiarazioni rese da un dipendente del laboratorio sono suonate eloquenti alle orecchie degli investigatori e l'ordinanza del gip Avenoso le riporta ampiamente. Il dipendente, precisando di aver solo eseguito gli ordini del datore di lavoro avrebbe ammesso:
"Ho prelevato acqua della fontanella perché loro (i fratelli Baldini) attaccavano il tubo da annaffiare alla fontana e la facevano scolare sulla grata e quindi andava nella condotta e io prelevavo, cosi il campione risultava di acqua pulita."
Più precisamente:
"Su ordini superiori ho campionato acqua pulita."
E anche "le tipologie più pulite" di rifiuti. Ferdinandeoe Furio Baldini, soci e legali rappresentanti dell'omonima ditta, sono difesi dall'avvocato Paolo Maria Codovini.
"Conosco i Baldini per persone assai serie. Entrambi respingono con forza ogni e qualsiasi forma di responsabilità"
, dichiara il legale.
Corriere dell'Umbria Domenica 4 Dicembre 2016

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