L'inaugurazione del restauro del Grande Nero alla Rocca Paolina avverrà il 18 dicembre prossimo e potrà finalmente essere ammirato nel suo nuovo look, compreso il movimento meccanico ma soprattutto con la nuovissima illuminazione che spazzerà via quel buio nel quale è stato immerso sinora. A New York la mostra di Burn al Guggenheim Museum sta facendo registrare 3.500-4.000 presenze al giorno. Due belle notizie apprese nell'ordine dall'assessore Severini e dalla governatrice Marini nel corso del convegno internazionale
"Materia Forma Spazio. La pittura di Burri"
organizzato dall'Università di Perugia nell'Aula Magna della Facoltà di Agraria a San Pietro e dalla Fondazione palazzo Albizzini Collezione Burri. Tutto il resto è stato un dotto, circostanziato, interessantissimo e a volta anche inedito scavo nelle profondità concettuali dell'arte del Maestro tifernate effettuato attraverso le relazioni di studiosi che nel tempo, passato e recente, hanno riletto le sue opere ed il suo linguaggio. A dare il benvenuto ai convegnisti è stato, come d'obbligo, il padrone di casa, il rettore Franco Monconi che ha espresso l'orgoglio dell'Università per aver avuto Burri come studente. Ed ha inoltre auspicato che al più presto possano prendere il via dei master e dei corsi vista la fattiva collaborazione che si è instaurata tra l'Ateneo e Bruno Cora, presidente della Fondazione Albizzini. Catiuscia Marini ha poi introdotto il tema del convegno che ha messo a confronto, su varie tematiche, gli esperti presenti nei due giorni di lavori: stamattina si parlerà della mostra newyorkese, di "Burri e la povertà" con il direttore del Museo di Arte Moderna di Parigi, della "forza della forma in Burri", della "struttura come destino" e dei musei del Maestro, mentre nel pomeriggio verrà presentato il Catalogo Generale ed infine, alle 17, sarà inaugurata la mostra nella Galleria di San Pietro de "i mixoblak di Burri" che resterà aperta fino al 5 gennaio tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. I mixoblak sono fogli stampati con la tecnica del rilievo del tutto simile alla matrice creata dall'artista, una tecnica inventata da Luis Ramba nel 1984 che poi l'applicò in pratica aiutato da Burri stesso.
"L'uso della materia nell'arte è stato innovativo" ha ricordato Marini "anche perché ha permesso di interpretare in modo nuovo le forme e gli oggetti e di farli diventare delle opere d'arte."

A Bruno Cora è spettato il compito di ricordare il ricco menù delle celebrazioni del centenario che si concluderanno nella primavera del 2016 con una grande mostra a Città di Castello in collaborazione col Guggenheim: Burri e Piero della Francesca a Sansepolcro, Burri e Signorelli a Morra , "Au rendez vour des amis" a Castello, "Burri nell'arte e nella critica" giornata di studi a Milano, "Fuoco nero: materia e struttura intorno e dopo Burri" a Parma. Un anno lungo e ricco di iniziative al quale va aggiunto il prossimo completamento del restauro "Grande cretto” di Gibellina e del Teatro Continuo del Parco Sempione a Milano, anello di congiunzione ideale tra la Torre Filarete del Castello Sforzesco e l'Arco della Pace.

Argomento quest'ultimo ripreso da Carlo Bertelli ricordando come l'opera sia sempre stata oggetto di contestazioni, poi abbattuta nel 1989 e ricostruita quest'anno "le strane accuse" ha precisato "negavano la possibilità del dare un nuovo valore all'esistente". Italo Tomassoni, a sua volta, ha inserito nel dibattito un elemento innovativo di discussione. Ai tre concetti nei quali si identifica indissolubilmente l'opera del Maestro: materia, forma e spazio, andrebbe inserita, a suo avviso, anche la luce "come componente capace di rendere pittura la materia, che permette alla materia di portare in superficie la propria energia, un'energia cromatica che fa da forza interiore".

Corriere dell'Umbria Sabato 21 Novembre 2015

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